Un auspicio perché la Corte costituzionale “faccia presto chiarezza” sul trattenimento dei clandestini nei centri di permanenza e il suggerimento, alle aziende che necessitano di manodopera specializzata, di “organizzare corsi per la formazione e l’aggiornamento di personale qualificato immigrato” vengono da padre Bruno Mioli, direttore dell’ufficio per la pastorale degli immigrati esteri in Italia e dei profughi della Fondazione Migrantes. Padre Mioli interviene in merito alle decisioni di numerosi giudici di liberare i clandestini perché il sistema dei centri di permanenza temporanea sarebbe troppo restrittivo delle libertà personali, quindi anticostituzionale. In attesa del parere della Consulta padre Mioli mette in rilievo la delicatezza del tema, “che potrebbe degenerare verso il peggio, con il rischio che si avanzino proposte per considerare la clandestinità reato punibile con il carcere e non semplice trasgressione. E l’alternativa del carcere – osserva – preoccupa di più di quella dei centri di permanenza temporanea, che in ogni caso hanno una loro razionalità”. Commentando poi i risultati di una ricerca dell’Unioncamere secondo la quale le aziende che assumono immigrati chiedono oggi tecnici e professioni altamente specializzate, padre Mioli mette in guardia dal rischio che “questo si trasformi in un ulteriore impoverimento dei Paesi poveri, come accade per l’India o l’Europa dell’Est che si svuotano dei loro tecnici”. Al contrario, suggerisce, “le imprese dovrebbero attivarsi per aggiornare e qualificare gli immigrati attraverso dei corsi di formazione di qualche mese, come avviene ad esempio per gli infermieri”. La ricerca dell’Unioncamere rileva che nel biennio 1999-2000 le aziende necessitano di circa 200.000 extracomunitari, “questo significa – precisa – che la programmazione delle quote per il prossimo anno dovrebbe tenerne conto e prevedere almeno 100.000 ingressi”.” “” “