“Non dimentichiamo mai – ha detto il Patriarca – l’incontro di Assisi del Papa con i capi delle diverse famiglie cristiane e religioni: ciascuno con la propria identità di fede, tutti protesi a costruire la pace. Naturalmente questo parte dal presupposto che l’immigrato possa essere accolto non soltanto in un ghetto tollerato, ma in un reale impegno organico ed efficace di integrazione, sulla scorta di una rete di reciproci diritti e doveri, garantito dalla legge”. ” “Il patriarca ha spiegato che l’integrazione richiede “un’approfondita conoscenza reciproca: del patrimonio che abbiamo in comune, ma anche di ciò che ci diversifica, talora in modo profondo e radicale. Richiede anche la consapevolezza che ogni uomo è depositario di luci e di doni che Dio ha seminato nel cuore di ognuno e che tutti abbiamo il dovere di riconoscere le briciole di bene, dovunque Dio le abbia poste”. “E’ evidente – ha osservato Cè – che siamo di fronte ad una questione che investirà la nostra società, e di conseguenza la Chiesa, per molti anni: il nostro è un trapasso culturale. Lo sforzo comune dovrà realizzarsi nella ricerca di vie di composizione dei disagi d’una situazione relativamente nuova e imprevista”. ” “