Chi cercasse nel Rapporto Censis di quest’anno un capitolo dedicato al Giubileo rimarrebbe deluso. Un’analisi dell’Anno Santo e dei pellegrinaggi come fenomeno sociale è assente dalla ricerca del Censis. Il segretario generale, Giuseppe De Rita, spiega al Sir le ragioni di questa scelta: “Non mi sembra che il Giubileo abbia provocato alcuna modificazione nel costume sociale degli italiani. Bisognerebbe chiedere ai pellegrini stranieri se il Giubileo li ha cambiati. I romani se ne sono piuttosto disinteressati. Dal punto di vista organizzativo, invece, il Giubileo è riuscito. In Italia molti pensavano che sarebbe stato il caos. Non è stato così. E questo ci fa onore rispetto ad altri Paesi come la Germania, dove l’esposizione universale di Hannover è stata un flop, e la Gran Bretagna, dove a Londra il Millenium Dome è risultato un’iniziativa disastrosa”.” “Secondo De Rita “dal punto di vista religioso il Giubileo è stato impostato su base corporativistico-categoriale. Abbiamo avuto, infatti, un Giubileo per ogni categoria professionale, dai piloti ai pizzaioli, passando per i medici e i giornalisti. Io, che ho una certa età, mi sono ritrovato così in pieno ‘pacellismo’. Cioè mi sono sentito riportare indietro di cinquant’anni, in quella cultura di Papa Pio XII che era convinto di dover dare ad ogni categoria uno specifico mandato etico religioso”. Il segretario generale del Censis non risparmia neanche la Giornata mondiale della gioventù: “Se la dimensione emotiva di un raduno come quello di Tor Vergata è alta, non altrettanto può dirsi di quella religiosa”, afferma. Del Giubileo salva solo il “mea culpa”, il Papa al “Muro del pianto” e la cerimonia ecumenica per i martiri cristiani: “Sono state delle esperienze giubilari nel vero senso della parola”, commenta. ” “