Un compito fondamentale nel progetto pastorale, ha detto ancora il Papa all’episcopato ucraino, dovrà essere svolto dalla tradizione del “monachesimo” e dalle “comunità religiose che si dedicano all’apostolato”, che dovranno impegnarsi nell'”annuncio della Parola di Dio” e nell’assicurare “una presenza di carità” che sia “veicolo di evangelizzazione tra coloro che l’ateismo ha segnato nel cuore e nell’anima”. Nella “società post-comunista – ha evidenziato Giovanni Paolo II – è necessario che l’amore di Dio permei l’approfondimento teologico e catechetico e l’impegno pastorale dei fedeli”. In questo progetto pastorale per la Chiesa Greco-Cattolica in Ucraina, ha evidenziato il Papa, dovrà essere “privilegiato” lo “spirito di pace e di fraternità cristiana”, e prevalere “un impulso di crescita e generosità, che sia al servizio anche dei fratelli e delle sorelle ortodossi in vista della ricomposizione della piena comunione”. “Cercherete insieme con i loro Pastori – ha insistito il Papa – nuove vie di testimonianza comune, evitando sterili contrapposizioni, ben consapevoli che il Padre tutti ci chiama alla carità, perché il mondo creda. Sarà questo spirito a dettarvi passi e vie nuove e inedite, per quali passi il fermento della carità e della comune disponibilità alla crescita del vostro popolo”.” “La conferma del viaggio di Giovanni Paolo II in Ucraina, il cui annuncio era stato anticipato lo scorso 6 novembre, era stata data ieri dal direttore della Sala Stampa Vaticana, Joaquin Navarro Valls che, in un comunicato, ha affermato: “Accogliendo l’invito dell’Episcopato e di Leonid Kuchma, presidente dell’Ucraina, il Santo Padre visiterà l’Ucraina dal 21 al 24 giugno 2001″. ” “