Parla con l’esperienza di chi, “da giovane prete”, ha frequentato “gente di teatro fin nei camerini e gente del circo fin dentro le carovane”, per affermare con certezza che “il rovescio di questo mondo dello spettacolo presenta spesso un volto marcato da ricerche religiose”. E’ una testimonianza personale quella che il card. Roger Etchegaray, presidente del Comitato Centrale del Grande Giubileo, ha portato nel presentare “l’ultimo appuntamento del calendario giubilare”: il Giubileo del mondo dello spettacolo, che si svolgerà dal 15 al 17 dicembre. Un’occasione, ha spiegato, “per prendere sul serio… ciò che non sempre è preso sul serio. Sono uomini e donne prima di essere artisti che si danno allo spettacolo”. Con questo incontro distinto dal Giubileo degli Artisti, già celebrato il 18 febbraio scorso, ha precisato il cardinale, “la Chiesa ha tenuto, questa volta, a mettere in rilievo il valore festante dell’arte soprattutto popolare, sottolineando così che la festa è un’esigenza della qualità della vita. In questo senso, tutto il Giubileo ha voluto essere, nello scorrere dei mesi, una continua festa”. Ed è “incredibile – ha proseguito – come il cristiano ami la festa, la vera festa che prelude, secondo il tempo dell’Avvento, ad una festa che non sarà più uno spettacolo occasionale ma la vita ordinaria di ogni istante, di ogni popolo”.” “E non è un caso, ha fatto notare mons. Crescenzio Sepe, segretario del Comitato, se all’interno del calendario del Giubileo, che “risponde a suo modo ad una regia”, “l’ultima delle giornate è dedicata al mondo dello spettacolo. Il tono della festa ben si addice anche ad un evento che durante tutto il suo corso ha manifestato pienamente il suo carattere spirituale”. (segue)” “