“Non dimenticare la cultura italiana e la solidarietà nei confronti delle fasce sociali più povere”: è l’appello rivolto da mons. Luigi Petris, direttore della Fondazione Migrantes, a margine della Prima Conferenza degli italiani nel mondo in corso in questi giorni (e fino al 15 dicembre) a Roma. La conferenza costituisce un momento di riflessione sulle aspettative dei connazionali che vivono all’estero e le possibilità di dialogo e collaborazione reciproca con la madrepatria. Secondo l’anagrafe consolare, al 31 marzo 2000, sono nel mondo 3.870.000 i cittadini con passaporto italiano, ma oltre 60 milioni sono gli oriundi. Il servizio pastorale assicurato dalla Chiesa italiana attraverso le missioni cattoliche conta invece 655 sacerdoti, 204 religiose e 61 operatori pastorali laici. “L’emigrazione italiana nel mondo è oggi apprezzata e stimata, soprattutto per la diffusione dei nostri prodotti – ricorda mons. Petris -. Ma questo non ci deve far dimenticare la necessità di investire nella crescita culturale degli italiani all’estero, per garantire un inserimento valido nel nuovo Paese”. L’Italia, rispetto ad altri Paesi, rileva mons. Petris, “finora ha investito molto poco nella diffusione della lingua e della cultura italiana”. Ma soprattutto, mons. Petris ha invitato a solidarizzare con “le fasce marginali di popolazione”, accennando, in proposito, al problema degli anziani emigrati italiani in Argentina, che ricevono pensioni talmente basse da non garantire loro condizioni di vita dignitose. Suggerisce quindi di “intensificare la rete di solidarietà”, ma “non con sussidi a pioggia, quanto garantendo il minimo di sopravvivenza alle fasce più deboli”. Concetti, questi, ribaditi anche da don Elia Ferro, direttore dell’ufficio per la pastorale degli italiani emigrati della Migrantes, che ha invitato a non celebrare solo “il successo e la capacità imprenditoriale di alcuni” ma ad accentuare “lo spirito di collaborazione a tutti i livelli, nella ricerca del bene della collettività italiana”.