“Gesù non è nato solo per i bianchi, non è nato solo per i neri, non solo per gli Europei, non soltanto per i popoli a noi stranieri. Cristo è diventato uomo per tutta l’umanità, anzi, lo è diventato per ciascuno di noi. Questo significa festa per tutti, gioia per tutti, libertà per tutti”. Con questa poesia, composta dai bambini di Novara il vescovo mons. Renato Corti, vicepresidente della Cei, ha salutato i giornalisti novaresi invitati per il tradizionale scambio di auguri. Nell’occasione mons. Corti è intervenuto anche sul tema dell’immigrazione: “Si tratta – ha detto – di un fenomeno epocale”. Perciò è necessario “domandarsi come gestirlo. Penso a riguardo che ci siano compiti e responsabilità dello Stato e compiti e responsabilità della Chiesa”. Secondo mons. Corti, infatti, “spetta allo Stato garantire che la sua legge venga conosciuta e rispettata; garantire che chi viene in Italia abbia lavoro e casa, evitando il coinvolgimento con la criminalità o altri giri illegali” mentre il compito della Chiesa “è quello di chi deve vivere il Vangelo. Dobbiamo viverlo non perché lo vive l’altro ma perché in questa direzione ci spinge la nostra fede: l’altro è come un fratello e così dobbiamo comportarci con lui”. “La Chiesa – ha proseguito il vescovo di Novara – deve aiutare i cristiani a coltivare la fede che, se sarà vera, non subirà influenze. Del resto il Concilio Vaticano II proclama la libertà religiosa e questo deve essere il nostro atteggiamento nei confronti degli immigrati”. “Non è tanto il cristiano che deve preoccuparsi dell’arrivo di altre culture religiose – ha concluso mons. Corti -. Gli stessi islamici devono confrontarsi con la modernità e la secolarizzazione europea, con usi e costumi diversi: per loro il cammino è più difficile”.