“Senza i fedeli laici, la Chiesa non è presente ed operante nel mondo. Senza i fedeli laici il magistero rimane un proclama, non si traduce, non s’incarna”. Lo scrive l’arcivescovo di Cosenza-Bisignano, mons. Giuseppe Agostino in una lettera inviata in questi giorni alla diocesi sul tema “Il fedele laico: la sua identità nella Chiesa e la sua missione nel mondo”. Senza l’azione laicale nel mondo, si legge nel testo, “la Chiesa è chiusa nel tempio, si afferma l’intimismo e la mondanità prende il sopravvento”. “Bisogna che i laici credenti – scrive l’arcivescovo – non siano relegati nell’intimismo e che entrino, con la loro identità e con il loro stile, nell’azione sociale”. “Più concretamente – prosegue mons. Agostino – bisogna che il laico credente sia mediatore della Parola rilevata e dell’insegnamento del Magistero da saper interpretare e calare nel vissuto storico. C’è urgente bisogno di mediazione culturale per non ‘parlarsi addosso’, ‘ad intra’, ma essere, come è nella vocazione propria, costruttori di una civitas a misura d’uomo, nella luce della Parola di Dio”. Il confronto è con il pensiero laico. “Pur riconoscendo l’inutilità delle polemiche, degli scontri – scrive mons. Agostino – è pur vero che non bisogna lasciare lo spazio esclusivamente ad un vociare che è disorientante e manipolante la verità. La verità non ha bisogno di crociate, ma postula testimoni e mediatori”. “Il laicato credente diviene così voce della Chiesa nell’azione culturale, politica, scolastica della civitas. Non si tratta, tuttavia, di una semplice e riduttiva contrapposizione a posizioni di potere o ideologicamente deviate o a sottolineature laicistiche. Si tratta, invece, di proporre la verità evangelica, anzitutto testimoniata”.