IMMIGRAZIONE: DON CECCONI (CARITAS ITALIANA), “ALLORA PRENDIAMO LE IMPRONTE A TUTTI GLI ITALIANI…”

“Perché alcuni esseri umani devono essere discriminati rispetto ad altri? Allora prendiamo le impronte a tutti gli italiani, visto che i mezzi elettronici ormai lo consentiranno”. E’ la provocatoria contro-proposta di don Antonio Cecconi, direttore della Caritas italiana, che interviene in merito all’approvazione, da parte della Camera dei deputati, delle modifiche alla legge 40/98 sull’immigrazione. Tra le varie misure previste c’è anche la possibilità di prendere le impronte digitali agli immigrati quando non è possibile accertarne l’identità. Don Cecconi mette in evidenza alcuni aspetti positivi della legge: “una maggiore lotta allo sfruttamento degli immigrati; il divieto di sparare agli scafisti; il pugno di ferro contro la tratta delle prostitute e maggiori rischi per i datori di lavoro che danno lavoro nero agli immigrati”, ma non accetta una discriminazione nei confronti degli immigrati. “E’ lo stesso discorso di quando, anni fa, si volevano schedare i malati di Aids – osserva -. Oggi dobbiamo fare una battaglia di civiltà per non costituire una categoria di potenziali criminali”. Quella delle impronte digitali, rileva don Cecconi, “è una misura che sembra utile alla sicurezza ma serve invece solo a tranquillizzare formalmente e a far arretrare un clima sereno, costruttivo, di cittadinanza e di fiducia verso le persone che si incontrano”. “Una legge sull’immigrazione non si può concepire come legge di polizia – sottolinea -. Occorre una legge che chieda all’immigrato di rispettare le regole e non contro l’immigrato che cerca di migliorare le proprie condizioni di vita. Servono misure che incentivino l’inserimento piuttosto che aumentare la cautela e il sospetto. Aiutiamo gli immigrati a stare bene in Italia, ma non li facciamo sentire come dei sorvegliati speciali”.