RIDUZIONE DEL DEBITO: MARTIN, “LE OFFERTE NON SONO SUFFICIENTI MA QUALCOSA STA CAMBIANDO”

Fino a questo momento le “offerte per la riduzione del debito internazionale non sono sufficienti. Alcuni Paesi pagano ancora fino al 30-40 % del loro prodotto nazionale per ripagarlo. E’ una cosa assurda costringere oggi un Paese ad usare il risparmio nazionale e il prodotto di ciò che funziona economicamente per pagare il debito e lasciare lo sviluppo ai fondi che giungono dalle istituzioni internazionali”. Durante un incontro con i giornalisti per fare il punto sul seminario promosso dal Pontificio Consiglio della Giustizia e della Pace sul tema “Dalla riduzione del debito alla riduzione della povertà”, in svolgimento dal 3 al 6 dicembre in Vaticano, mons. Diarmuid Martin, segretario del medesimo dicastero, ha ricordato che c’è molto da fare sul fronte del debito internazionale. Sul futuro di intere popolazioni pesano infatti le condizioni dettate dalle “multinazionali” e dal “protezionismo” occidentale. Si stima, spiega mons. Martin, che “il protezionismo del Nord costi circa 100 miliardi di dollari all’anno ai Paesi del Sud”. Certo molto è cambiato da 14 anni a questa parte, da quando i “negoziati sulla riduzione del debito si svolgevano a Parigi a porte chiuse”. Oggi, prosegue mons. Martin, è in atto un processo “rivoluzionario”, si comincia a capire che le linee di “politiche di sviluppo non hanno alcuna possibilità di avere successo se non sono accompagnate dalla democrazia, dalla partecipazione della società civile”; che la “crescita economica deve camminare necessariamente con le politiche sociali”. (segue)