I vescovi francesi, nel documento “La schiavitù della prostituzione”, si scagliano sia contro la tendenza “regolamentarista”, che in alcuni paesi d’Europa tende a legalizzare la prostituzione, sia contro il pericolo di una “banalizzazione della prostituzione”, ridotta ad una semplice questione di “salute comunitaria”. La Conferenza episcopale francese dice “no” anche ad una distinzione tra prostituzione “forzata ” e prostituzione “consentita”, “presentata come accettabile”. In realtà, dietro a quest’ultima definizione c’è l’idea “che la prostituzione possa consentire un’attività economica, costituita come ‘mestiere'”. Lo sfruttamento sessuale, sottolineano invece i vescovi francesi, non sussiste solo nel caso della “mancanza di consenso”, perché l’essere umano non può essere “oggetto di commercio”. A livello europeo e mondiale, i vescovi francesi propongono di “rifiutare che la prostituzione sia assimilata ad un mestiere” e la creazione, da parte delle Nazioni Unite, di un apposito “meccanismo di controllo” dell’applicazione della Convenzione del 1949 “contro la tratta degli esseri umani e lo sfruttamento della prostituzione altrui”; una Convenzione, questa, che attende ancora di essere ratificata da numerosi Paesi, sui quali occorre “fare pressione” perché la adottino “al più presto sul loro territorio”. La prostituzione, conclude la Conferenza episcopale francese, è “troppo chiaramente legata alla domanda crescente di una ‘clientela’”, oltre che al cosiddetto “turismo sessuale”: anche in questo campo, secondo gli estensori del documento, è auspicabile una maggiore “presa di coscienza internazionale”, che comincia solo ora a svilupparsi. ” “” “