GIUBILEO DEI CATECHISTI E DEGLI INSEGNANTI DI RELIGIONE

“Avamposti” della missione evangelizzatrice della Chiesa. Così il card. Darìo Castrillon Hoyos, prefetto della Congregazione per il Clero definisce i catechisti e gli insegnanti di religione che celebreranno il loro Giubileo il 9 e 10 dicembre prossimi. Sarà il penultimo dei giubilei di categoria e non sarà, ha spiegato il cardinale, un “Giubileo numerico”, ma avrà l’importanza di far pensare alla “conversione”, si concentrerà sugli “artefici determinanti” dell’annuncio della fede. Per questo evento giungeranno a Roma 7500 persone, in rappresentanza dei 2 milioni e 300mila catechisti sparsi in tutto il mondo. Porteranno con loro esperienze e problemi diversi. Molti di coloro che sono impegnati in Africa, America Latina ed Oceania, sono infatti veri e propri “responsabili delle comunità”, suppliscono a tempo pieno alla mancanza di parroci, sacerdoti e suore. Ma “curiosamente – ha fatto notare il cardinale – proprio questi catechisti sono in contatto molto stretto con parroci e diocesi”. Ruolo non meno significativo, quello dei catechisti impegnati nella nuova evangelizzazione dei Paesi più sviluppati, ha osservato il Prefetto della Congregazione per il Clero. Di fronte “a chiese vuote, semivuote o in vendita, è molto importante la catechesi”. In questo senso, ha spiegato mons. Csaba Ternyak, segretario della medesima congregazione, parlando della formazione del catechista, “occorrerebbe accentuare il valore della testimonianza”. I catechisti “educano alla fede nella misura in cui la vivono; promuovono la vita cristiana nella misura in cui essi sono cristiani”.