MARIO LUZI: TROPPO DEBOLE IL CONFRONTO CATTOLICI-LAICI

“Il Novecento, secolo che ha raccolto il grido di Nietzsche ‘Dio è morto!’ e lo ha riproposto in numerose forme e linguaggi, si è concluso lasciando spazio ad una situazione nuova che ben può essere riassunta nel motto di Heidegger:’ Ormai solo un Dio ci può salvare”. Con queste parole il card. Paul Poupard, presidente del Pontificio Consiglio della Cultura, ha aperto questa mattina a Roma una giornata di studio organizzata con la Fondazione “Amici di Liberal” per compiere una verifica “sulla letteratura del Novecento e sui suoi rapporti con il cattolicesimo”. “Letteratura e cattolicesimo nel’900: la poetica della fede nel secolo della morte di Dio”, questo il tema dell’incontro. Secondo il poeta Mario Luzi, è François Mauriac la figura “più emblematica della cultura cattolica francese” nei decenni a cavallo della seconda guerra mondiale, uno scrittore “scandaloso in senso evangelico perché ha utilizzato in una società molto laicizzata la sua energia per produrre divisione” esprimendo nelle sue opere “un cristianesimo rigoroso, senza patteggiamenti”. “Nessun uomo è immune dal peccato: soltanto la grazia di Dio può salvarlo”, questa la posizione di fondo di Mauriac richiamata da Luzi che, a margine del convegno, ha rilevato: “Il laicismo della prima metà di questo secolo ha avuto esponenti forti, ma ora non ne vedo più e questo ‘indebolisce’ lo spirito dei cattolici perché, se non c’è antagonismo non c’è confronto”.