COMMISSIONE EUROPEA: “PIÙ SPAZIO ALLE DONNE NELLA RICERCA SCIENTIFICA”

Le donne rappresentano la metà dei laureati, eppure diventano “invisibili” nei gradini della scala gerarchica accademica. E’ quanto risulta da un rapporto della Commissione Europea su “Donne e scienza”, presentato nel corso del seminario “Parliamo di eccellenze. Le donne e la valutazione della ricerca scientifica e tecnologica”, svoltosi oggi a Roma per iniziativa della Commissione nazionale per le pari opportunità e del Consiglio nazionale delle Ricerche (Cnr). “Un migliore equilibrio tra donne e uomini in una ricerca scientifica arricchita potrà derivare soltanto da un’azione di lunga durata che coinvolga tutti gli operatori interessati”, si legge nel Rapporto, che si propone di “stimolare il dibattito lo scambio di esperienze tra Stati membri su questo tema” e di “sviluppare un approccio coerente per la promozione delle donne nelle attività di ricerca”, nell’ambito del Quinto programma quadro messo a punto dall’Unione europea. Dopo la laurea, fa notare il documento, in Europa “le donne che proseguono la carriera scientifica sono oggetto di trattamenti discriminatori; vengono loro attribuiti contratti più precari e borse meno importanti di quanto non accada ai loro colleghi di sesso maschile. Scarso è il numero di quelle che sono nominate per le funzioni più elevate, anche nelle discipline in cui le donne sono la maggioranza dei laureati”. “Sessismo e nepotismo”: sono questi, per Rossella Palomba, del Cnr, i due fattori che influenzano il sistema di valutazione; di qui la necessità di “una nuova democrazia nella ricerca, in cui le donne abbiano una maggior voce”. Nel Rapporto, infine, si propongono varie “strategie” per incoraggiare le donne ad entrare e rimanere nel mondo scientifico, tra cui la presenza di “tutor”, l’offerta di piani di rientro al lavoro per le madri dopo le interruzioni di carriera, inventivi per le donne a richiedere borse di studio ed a partecipare a concorsi.