NOTA SETTIMANALE. Pubblichiamo la nota integrale Sir di questa settimana

Ipertrofia da riforme: potrebbe essere questa la formula sintetica ed un po’ gergale per definire il dibattito politico italiano ed il contemporaneo rispecchiamento mediatico. L’uno e l’altro sembrano infatti sempre più in fibrillazione in attesa di una tornata elettorale che rende tutti assai nervosi. Il meccanismo potrebbe essere così definito: di fronte a bisogni da tempo all’ordine del giorno e spesso incancreniti, ecco una bella cura a base di grandi annunci di riforme e di innovazioni, condite con piglio decisionistico. In tutti i campi oggi sensibili, la giustizia e la sicurezza, la scuola e l’università, il lavoro e le politiche fiscali, lo schema sembra ripetersi con disarmante puntualità.” “Nel paese più intasato di leggi e più ricco di blocchi, le grida che già Manzoni ci aveva descritto con disincanto, si succedono, si intersecano e si annullano negli effetti pratici. Per la semplice ragione che la loro applicazione è dalle stesse autorità di governo ritardata, differita, o, come si dice con vocabolo moderno, congelata. Emblematiche in questi giorni le vicende della grande lotteria dei docenti delle scuole di ogni ordine e grado e delle iniziative sulla sicurezza e la giustizia.” “Il primo risultato non è confortante: i cittadini si sentono più soli, cresce la distanza tra amministratori ed amministrati, si accentua la sensazione di crisi derivante da quella che un brillante studioso francese chiama la “disintermediazione politica”, cioè la fine degli strumenti tradizionali di mediazione, combinata con l’illusione di un nuovo determinismo economico o tecnologico.” “Ritorna allora l’antica lezione del buon governo, quella della prudenza. Il governante prudente non è quello che moltiplica gli annunci, in una rincorsa solo mediatica, ma quello che riesce, consolidando continuamente il cambiamento, a costruire e a fare sviluppare la comunità politica. Certo, viviamo nella società della comunicazione e anche la leadership politica obbedisce alle sue leggi. Ma rischia, come la comunicazione stessa, di ritrovarsi fiction, finzione. Di recitare un copione scritto altrove e perciò retorico. La crisi della comunità politica, lo sfarinarsi di convinzioni condivise, certo può dare maggiore risalto volta a volta a leadership sempre più personalizzate, ma inevitabilmente conduce ad una sorta di indifferenza un po’ cinica ed un po’ distratta: gli elettori/consumatori chiedono solo di essere distratti nella loro solitudine, intrattenuti come dalla televisione, per poi cambiare canale, vinti dalla noia. Ma proprio la peggiore qualità della partecipazione provoca, come beffardo feed-back, una caduta della qualità della stessa rappresentanza politica.” “Questi scenari, ben indicati dal più recente libro di Jean-Marie Guhenno dedicato all'”avvenire della libertà”, inducono allora a riflettere sull’attuale stato delle cose in particolare in Italia. Forse il migliore parametro per un controllo di qualità del dibattito politico di qui alla fine della legislatura, e dunque per giudicare e scegliere con cognizione di causa, può essere la sobrietà. La necessaria capacità realizzativa, la necessità di consolidare un cambiamento virtuoso, passa più per una politica modesta che per una politica tanto magniloquente quanto, in fin dei conti, impotente” “