Da semplici “custodi” ad educatori e accompagnatori: così è cambiato negli ultimi anni il ruolo degli operatori nelle comunità per minori a rischio, anche se con doveri dal punto di vista civile e penale. Per approfondire e riflettere sulla responsabilità giuridica degli operatori educativi nei servizi per i minori la Caritas ambrosiana, l’Unione nazionale istituzioni e iniziative di assistenza sociale (Uneba) e il Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (Cnca) hanno dedicato ieri un convegno a Milano, al quale hanno partecipato educatori, dirigenti degli enti pubblici, magistrati e docenti universitari.” “Nel dibattito è stato presentato un documento che individua le nuove responsabilità per gli educatori, i principi per la loro valutazione e il trattamento dei dati personali riguardanti il minore. L’obiettivo del documento è di “chiarire e definire le responsabilità giuridiche degli operatori, a partire dai compiti e dai ruoli di cura che l’attuale cultura sociale loro attribuisce. Oggi la società riconosce tra i suoi interessi la tutela del soggetto debole, con una forte attenzione all’obiettivo dell’autonomia ed emancipazione del minore”. Di conseguenza, per il documento di Caritas, Uneba e Cnca, “l’insieme dei valori su cui si fonda la cultura dei servizi per i minori si è modificato, sostituendo i precedenti modelli di custodia e correttivi con un modello educativo”. Questo comporta “un mutamento del contenuto del dovere di ‘custodia’, che per l’educatore comprende il ‘guardare’ il ragazzo e seguirlo nella sua crescita culturale e morale oltre che fisica”. ” “