“Il Concilio Vaticano II ha fatto maturare molti frutti ma, oso dire, troppi devono ancora maturare, cioè essere riconosciuti e colti come tali”. Lo ha affermato mons. Pero Sudar, arcivescovo di Sarajevo, intervenendo oggi a Roma al convegno nazionale delle presidenze diocesane dell’Azione cattolica italiana, che si concluderà domani, sul tema “Il Concilio è il nostro programma”. Secondo mons. Sudar “all’interno della Chiesa non abbiamo ancora del tutto rinunciato alla tendenza e alla tentazione di padroneggiare, di essere dei principi che hanno la loro ideologia che cerca di lasciarsi servire. L’abisso tra il clero e i laici – ha sottolineato – è ancora in molti settori troppo profondo. Ci sono ancora dei relitti della Chiesa militante che ha provato ad imporre le proprie visioni di questo mondo”. Mons. Sudar ha osservato che “non mancano”, però, “coloro che non smettono di sperare che il cuore ecumenico del Concilio batte al ritmo del grande ritorno a Roma dei fratelli separati. L’evidente paura del diverso e una certa facilità ad addossare la colpa agli altri tende a proporre l’isolamento come forma di protezione”. Certo, ha osservato l’arcivescovo di Sarajevo, “le novità e l’apertura” del Concilio erano talmente “enormi” da doversi aspettare eventuali difficoltà di ricezione. “Il Concilio è un dono dello Spirito di Cristo alla Chiesa tanto grande che facciamo fatica ad intenderlo e ad accettarlo interamente e con le nostre capacità umane”.” “” “