“Un evento autenticamente giubilare”: così è stato definita, in diocesi di Ravenna-Cervia, la casa di accoglienza “Nuova Famiglia” per malati di Aids conclamato, che verrà inaugurata sabato 26 febbraio prossimo. Insieme al vescovo mons. Luigi Amaducci, alle autorità locali, ai responsabili sanitari, e del volontariato, interverrà anche il ministro della sanità Rosy Bindi. Grazie a un lascito ereditario, l’Opera di S. Teresa, guidata da don Matteo Solaroli, ha realizzato in zona Borgo Montone una struttura in grado di ospitare fino a 26 ammalati, con la caratteristica di rivolgersi soprattutto a persone senza una famiglia di supporto, quindi – come ha detto don Solaroli – “particolarmente bisognose di un supporto e socialmente meno protette”. La casa sarà retta da tre suore della “Sacra Famiglia” di Castelletto di Brenzona (Verona), che hanno una lunga esperienza specifica, e offrirà anche consulenza nel campo delle tossicodipendenze, grazie alla collaborazione delle Asl locali. Secondo don Solaroli, comunque, “la vera novità sta nella dimensione familiare e al contempo cittadina della casa”, aperta al contatto con l’ambiente circostante e ai conributi del volontariato. Oltre all’ “Opera di S. Teresa”, contribuiranno alla vita della Casa di accoglienza anche il comune, la Lega Volontari anti Hiv, il Comitato cittadino locale e altre realtà legate all’ambiente cattolico ravennate.