All’inizio del terzo millennio, la democrazia deve confrontarsi con la “tendenza a considerare il relativismo intellettuale come il necessario corollario delle forme democratiche della vita politica”. E’ quanto scrive il Papa, nel messaggio rivolto ai partecipanti alla VI sessione plenaria della Pontificia Accademia delle Scienze Sociali, in svolgimento in Vaticano sul tema “Democrazia, realtà e responsabilità”. Di fronte alla concezione per cui “la verità è determinata dalla maggioranza e cambia a seconda delle tendenze culturali e politiche”, coloro che “sono convinti che alcune verità siano assolute ed immutabili vengono considerati irragionevoli e irrealistici”. Ma la storia stessa dimostra, sottolinea il Papa ricordando la “Centesimus Annus”, che “una democrazia senza valori si trasforma facilmente in totalitarismo”. Per questo, aggiunge il Pontefice, “è importante che i cristiani siano aiutati a mostrare che la difesa delle norme universali e immutabili è un servizio reso non solo agli individui, ma alla società intera”. Al tempo stesso, la Chiesa rifiuta l’estremismo e il fondamentalismo, che “nel nome di un’ideologia scientifica o religiosa rivendicano il diritto di imporre ad altri la propria concezione di ciò che è giusto e buono. La verità cristiana non è un’ideologia”. Il Papa conclude il suo messaggio mettendo in guardia dai possibili pericoli della globalizzazione, che rischia di far sì che le minoranze siano “assorbite indistintamente in una conglomerazione più grande, perdendo così la propria identità e vedendo le loro prerogative usurpate”. Di fronte a ciò, bisogna educare l’opinione pubblica “all’importanza del principio di sussidiarietà per la sopravvivenza di una società realmente democratica”. Senza la “collaborazione ecumenica e religiosa”, infine, “poco può essere fatto per rendere la democrazia genuina, basata sui valori, una realtà per gli uomini e le donne del ventunesimo secolo”. ” “” “