GIORDANO BRUNO: PADRE SALE, REVISIONE STORICA MA NON RIABILITAZIONE

“Chi intende strumentalizzare il ‘caso Giordano Bruno’ per riaccendere polemiche ormai superate lo fa in mala fede e agisce contro il bene comune: il credente preferisce invece affrontare i problemi, anche quelli più spinosi, con spirito dialogico e pacato”. A sostenerlo è padre Giovanni Sale, storico e scrittore di “Civiltà cattolica”, in un’intervista che comparirà sul prossimo numero del Sir. Il 17 febbraio 1600 il filosofo Giordano Bruno, condannato come eretico, moriva sul rogo in Campo de’ Fiori. A distanza di 400 anni il dibattito sulla figura dell’ex domenicano è ancora aperto, e oggi la presentazione a Roma del libro di Saverio Ricci “Giordano Bruno nell’Europa del Cinquecento” offrirà, presso la sede di “Civiltà cattolica”, lo spunto per un confronto tra laici e cattolici. “Certamente la vicenda di Bruno va inserita nel contesto storico di quegli anni – spiega padre Sale – quando la Chiesa, dopo il Concilio di Trento, al fine di arginare la diffusione delle idee protestanti, agì con la massima durezza nel reprimere l’eresia”, tuttavia va rilevato che il filosofo negava “tutti i dogmi della dottrina cristiana”. “Una sua riabilitazione come teologo” è dunque “impensabile”, ha aggiunto padre Sale, ma questo anniversario “darà ai cristiani del Giubileo del 2000 l’opportunità di purificare la memoria storica invitando allo stesso tempo anche altri a fare altrettanto”. “Dal punto di vista morale – ha concluso – il credente non può che sentire dolore per tutte le volte in cui nel nome di Cristo si sono accesi roghi o sguainate spade”.