Qualche anno fa, ai tempi della rincorsa dell’Euro, molti ricordavano che andava benissimo l’Europa monetaria, ma necessariamente si sarebbe dovuto adeguare anche il piano della politica e della partecipazione democratica. Da allora l’Euro ha perso diversi punti percentuali, scivolando sotto il dollaro (anche se ci assicurano che risalirà) e l’Europa politica non ha fatto alcun passo avanti. Anzi. Il motore franco-tedesco è da tempo fermo, le istituzioni comunitarie continuano nella sotterranea tensione tra commissione e consiglio (rafforzatosi con il controllo della Pesc, affidata a Solana); al Parlamento è finito il patto consociativo tra socialisti e popolari.” “Nei diversi paesi dell’Unione e a livello europeo la politica sta mutando pelle: le grandi famiglie politiche che hanno caratterizzato il secolo o si sono esaurite o sono in tensione: emblematico l’avvitarsi degli scandali ora sulla Cdu tedesca. Ecco allora Haider: malattia o rivelazione? E’ la domanda classica della storiografia a proposito di altri fenomeni politici del XX secolo. La politica europea sembra avvitarsi: Haider è una questione già all’ordine del giorno da anni, emergono gli scandali, cala verticalmente la qualità della cultura politica diffusa. E questo è certamente il dato in prospettiva più preoccupante, di cui il caso austriaco oggi alla ribalta è una ulteriore sottolineatura. Ecco allora lo sbriciolamento, il senso di vuoto, cui non pare possano dare risposta persuasiva le pur giustificate grida di allarme, di cui si è fatta massima espressione la presidenza portoghese dell’Unione. ” “Malattia e nello stesso tempo rivelazione forse di mali antichi, certo di un problema reale, un malessere che occorre affrontare, un disorientamento culturale nel quale può nascere di tutto o il contrario di tutto o semplicemente può avanzare il nulla, volta a volta mascherato con i panni di questo o quel personaggio. Per questo occorre dare risposte strutturali, con determinazione e con coerenza. Non è allora il tempo delle retoriche, ma del realismo. Essere realisti però, come ci insegnano i grandi europei del secondo dopoguerra, De Gasperi, Adenauer e Schumann, significa affermare con forza i valori della democrazia, e dire con altrettanta franchezza e coerenza che la democrazia senza valori può degenerare. E’ successo altre volte. Non deve succedere oggi. Questo realismo dei valori, questa credibilità di cui oggi c’è tanto bisogno, tuttavia nasce solo dalla coerenza. Se manca questa anche le denunce perdono di credibilità e rischiano di produrre risultati opposti alle intenzioni. ” “