La fede ha una “dimensione pubblica”: e per questo “la comprensione più profonda della verità sulla natura umana” che essa offre “ispira naturalmente i nostri sforzi per costruire un mondo migliore e più umano”. Non c’è alcuna retorica nelle parole che Giovanni Paolo II ha ripetuto in un messaggio al National Prayer Brekfast organizzato dal Congresso degli Stati Uniti. E’ questo uno dei temi forti del suo pontificato. Che lo porta ad un nuovo appassionato appello a salvare la democrazia dei rischi di autodistruzione. Il ragionamento è stringente: la democrazia è “la nostra migliore opportunità per promuovere i valori che potranno rendere il mondo migliore, ma una società che esalti le scelte individuali come suprema fonte della verità mina le fondamenta stesse della democrazia”. Lungi dall’essere una osservazione pessimista è un criterio da un lato per orientare l’impegno politico, dall’altro anche per giudicare la politica. E’ un criterio che non permette di accoccolarsi dietro al pensiero unico, al politicamente corretto, ai conformismi di questo o quel colore.” “Costruire “un mondo più degno dell’uomo – aggiunge il Papa – esige il senso della responsabilità morale, che deriva dall’impegno verso la verità. Questa responsabilità morale, per la sua natura stessa, non saprebbe ridursi ad un semplice impegno personale”. Ecco la necessità dell’impegno nelle istituzioni e nella politica. Il Papa ricorda la particolare dignità e responsabilità dei politici e li esorta a “favorire una nuova cultura politica di servizio, fondata su una visione della vita e della civiltà capaci di alimentare l’ottimismo dei cittadini, le loro speranze, la loro disponibilità e generosità al servizio del prossimo”. Un ottimismo operoso, che traduca l’impegno, che il Papa non smette di rilanciare, per la “civiltà dell’amore”. ” “Prendere sul serio questa affermazione, che non è uno slogan, significa tentare di applicarla alla vecchia Europa. Vecchia ormai in molti sensi, come dimostra l’acceso dibattito sul “caso Heider”. Fra gli insegnamenti di questa vicenda tutt’altro che conclusa c’è forse la necessità di iniziare a riflettere ad una dimensione politica continentale, o quanto meno a misura di continente. Ed allora il monito diventa stringente, la messa in guardia contro una degenerazione della democrazia che parta da “una pseudo libertà svincolata da ogni norma morale” va alla radice di una inquietudine, di un senso di disagio che serpeggia in tutti i paesi dell’Unione. Ma che stenta ad avere risposte. Stiamo infatti assistendo ad un progressivo logoramento delle tradizionali culture politiche, piuttosto che a slanci nuovi e convincenti.” “Il messaggio di Giovanni Paolo II, che certamente dell’Europa è uno dei padri, è chiaro. Raccoglierlo e svilupparlo sul piano delle proposte e dei comportamenti è una sfida forse troppo forte per personalità isolate o per singoli gruppi. E’ tuttavia un fortissimo pungolo per una intrapresa di respiro europeo. Sennò i processi degenerativi, che non hanno solo il nome di Heider, rischiano di moltiplicarsi, con esiti imprevedibili. ” “” “