Anche dopo la presa ufficiale di Grozny da parte dei russi continua, a Verona e in altre zone d’Italia, la raccolta di firme e il digiuno di don Albino Bizzotto (presidente dei Beati costruttori di pace) e di altri pacifisti che si sono uniti a lui per protestare contro la guerra in Cecenia. Dopo 13 giorni di digiuno a tempo indeterminato salva la vita, don Bizzotto afferma: “E’ finita. Potremmo non raccogliere più firme, riprendere a mangiare contenti senza continuare il digiuno. Avremo notizie per altri due o tre giorni dei massacri, della violenza e delle distruzioni. E poi anche la Cecenia per un lungo periodo scomparirà dall’informazione, come la Somalia, il Congo, la Bosnia, Timor Est, la Serbia e il Kosovo. Ma le case non rinasceranno da sole, i campi profughi continueranno a pesare; tra ceceni e russi ci saranno generazioni di odio”. I popoli, continua don Bizzotto, “hanno memoria lunga. Per ora sarà impossibile ogni convivenza. La comunità internazionale sulle macerie incontrerà vari protagonisti: migliaia e migliaia di profughi da sfamare e sistemare, città, villaggi e infrastrutture da ricostruire, terreni da bonificare, istituzioni da far ripartire da zero e specialmente trattative, ora rese molto più difficili dalle posizioni sempre più radicalizzate”. Don Bizzotto chiede alla comunità internazionale di “spiegare all’opinione pubblica perché riesce a essere tempestiva e decisa con piccoli Paesi come l’Austria, e muta con gli Stati come la Russia che fanno la guerra ai cittadini sul proprio territorio” e di “attivarsi immediatamente per rispondere alle necessità della popolazione colpita”. Esorta poi il Governo italiano a “non accettare collaborazioni economiche e militari con gli Stati che calpestano i diritti dei propri cittadini” e l’Unione europea a “far partire immediatamente le trattative tra le parti, in sede Onu”.