E’ urgente approvare il testo unificato di riforma della ormai inadeguata legge che disciplina il sistema trasfusionale italiano e la produzione degli emoderivati. Il disegno di legge C/71, licenziato nel marzo 1999, è invece ancora fermo alla Commissione Affari sociali della Camera. Questo l’appello rivolto oggi da Avis, Cri, Fidas e Fratres – le quattro associazioni di volontariato aderenti al Civis (Comitato interassociativo dei volontari italiani del sangue) – ai presidenti di Camera e Senato Violante e Mancino, al sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Micheli e al ministro della Sanità, Bindi. “In Italia manca il sangue – ha spiegato questa mattina in una conferenza stampa a Palazzo Chigi Dario Cravero, presidente di Fidas – e quello raccolto non è disponibile in modo uniforme su tutto il territorio. Autosufficienza regionale e nazionale e sicurezza delle trasfusioni sono i due obiettivi da raggiungere” ma per questo occorre “un efficiente meccanismo di coordinamento, programmazione e finanziamento della raccolta ed è altrettanto necessaria una precisa definizione dei ruoli a garanzia di un corretto rapporto fra associazioni di volontariato, strutture pubbliche e istituzioni”. Secondo i dati dell’Istituto superiore di Sanità, nel 1998 sono state raccolte in Italia 1.913.299 unità di sangue, contro un fabbisogno di circa 2.300.000 e il numero dei donatori è diminuito del 2% rispetto all’anno precedente. Il sottosegretario alla Sanità, Antonino Mangiacavallo, ha ricordato che “vi è accordo politico sul testo” ma “ad oggi non è ancora stata trovata la prevista copertura finanziaria di 120 miliardi per il triennio 2000-2002″, anche se i rappresentanti delle istituzioni oggi incontrati dal Civis hanno assicurato il loro impegno nel reperimento delle risorse necessarie.” “” “