IL PAPA IN TERRA SANTA: PER IL 63% DEGLI ISRAELIANI È “UN MESSAGGERO DI PACE”

“Il 22,6 % degli israeliani ritiene che il motivo del viaggio di Giovanni Paolo II in Terra Santa sia quello di influenzare il processo di pace in Medio Oriente, il 45 % pensa che il suo obiettivo sia quello di diffondere il messaggio di pace e di dialogo nell’anno 2000; il 60% considera questo viaggio in modo positivo, solo il 12% in modo negativo”. Sono i risultati di un’inchiesta, pubblicata nei giorni scorsi in Israele, resi noti questa mattina dal direttore della Sala Stampa della Santa Sede, Joaquìn Navarro Valls, durante un briefing convocato per illustrare gli ultimi dettagli del prossimo viaggio del Papa in Terra Santa. Il Papa, ha spiegato Navarro, “vorrebbe che il suo viaggio in Terra Santa servisse la causa della Pace nella regione. Il Santo Padre va in Terra Santa con questo proposito chiaro ma non con delle formule politiche. Desidera contribuire a creare un clima dove le soluzioni politiche e negoziali possano essere applicate per una pace giusta e stabile”. Il pellegrinaggio di Giovanni Paolo II sembra già aver innescato un’atmosfera di collaborazione e di amicizia senza precedenti. Come la cooperazione del Vaticano con Israele per l’organizzazione del viaggio e la sicurezza e la collaborazione fra Israele e l’Autorità palestinese. Navarro ha ringraziato tutte le autorità che, nonostante le difficoltà, permetteranno a 5000 palestinesi cristiani di spostarsi dalla Striscia di Gaza e dalla Cisgiordania per partecipare alla Messa celebrata dal Papa sul Monte delle Beatitudini. L’arrivo di Giovanni Paolo II sembra essere riuscito anche a scalfire antiche tradizioni: per la prima volta dal 1248, la Basilica del Santo Sepolcro di Gerusalemme sarà aperta e chiusa per due volte durante un solo giorno, per permettere al Papa di celebrare la Messa; mentre, sempre per quel giorno, gli ortodossi hanno cambiato gli orari delle loro cerimonie.