“Qui l’amore deve diventare perdono: è questo il martirio, che vuol dire versare il sangue del cuore, rinunciare alle tentazioni di vendetta. Senza il perdono non c’è la pace. Solo col perdono i Balcani possono diventare un esempio di fronte all’Europa e al mondo, dimostrando che musulmani e cristiani possono vivere in pace”. E’ questo l’appello lanciato dal cardinale Silvano Piovanelli, arcivescovo di Firenze, di ritorno da una visita in Kosovo al campo profughi allestito dalle Caritas di Umbria e Toscana. “I nostri volontari lavorano non solo per i kosovari, ma insieme con i kosovari – ha detto il cardinale Piovanelli al settimanale “Toscana oggi” -. Sono contento di ciò che ho sentito dire degli italiani e dell’Italia, compresa la Missione Arcobaleno che ha fatto tante buone cose. Anche i soldati italiani che operano in Kosovo sono molto stimati dalla popolazione, e a confronto di altre presenze sono guardati con particolare benevolenza, direi con amore. Gli italiani si collocano, evidentemente, nella maniera giusta: soldati sì, ma a servizio della pace, in difesa di quelli che sono più deboli”. L’arcivescovo di Firenze invita i fedeli della Toscana, soprattutto i giovani, ad impegnarsi di più a favore delle popolazioni kosovare, offrendo “un po’ del loro tempo, magari utilizzando in questo modo le vacanze estive”, facendo “sentire la presenza di fratelli che per l’esperienza di fede che hanno fatto sono capaci di indicare una strada, percorrendone insieme un pezzo”.