AC DI MILANO: LUCI E OMBRE DELLA RIFORMA DEI CICLI SCOLASTICI

“Vigilanza critica e disponibilità costruttiva”: sono i due atteggiamenti raccomandati, soprattutto a quanti all’interno del mondo cattolico si interessano di questioni scolastiche, circa l’attuazione del riordino dei cicli scolastici, deciso con la legge quadro n. 30 del 2000. Lo scrive l’Azione Cattolica diocesana di Milano in un documento che si apre con il riconoscimento della “grande rilevanza” dei cambiamenti che stanno investendo la scuola italiana. Tra gli aspetti positivi, l’Ac milanese indica la scelta legislativa di fondo, per un disegno globale di riforma che supera gli ordini e gradi scolastici previsti fino ad oggi da leggi risalenti ad epoche diverse, come pure l’innalzamento dell’obbligo al quindicesimo anno con “l’obiettivo di scoraggiare ingressi precoci nel mondo del lavoro e di frenare la tendenza alla dispersione scolastica”. L’Ac ammette che il connesso obbligo di frequenza di attività formative al diciottesimo anno può risultare di “difficile attuazione, soprattutto nelle zone socialmente più deboli del paese”. Tra gli aspetti problematici vengono citati il rischio di ridurre i saperi proposti dalla nuova scuola a contenuti “di natura pragmatica-tecnologica”, con detrimento di “patrimoni di cultura non altrimenti recuperabili al di fuori della scuola”, quali – ad esempio – la cultura religiosa. L’Ac indica poi il rischio di una “elementarizzazione protratta a tutto il settennio di base”, come pure la necessità di valorizzare maggiormente la formazione professionale, “in un contesto socio-culturale dove le professioni, per altro sottoposte ad accelerati cambiamenti, risultano sempre più centrali in ordine ai processi di sviluppo”. “” “”