La vita dei sacerdoti è “a volte un vero e proprio ‘martirio’ quotidiano”. Commenta così mons. Franco Costa, vicario episcopale di Padova, la Lettera scritta dal Papa ai sacerdoti in occasione del Giovedì Santo, presentata oggi alla stampa. Un prete “innamorato di Cristo e ministro della Chiesa”, continua Costa, è chiamato ad essere “presenza e annuncio di qualcosa che è altro da sé”, anche “a costo di trovarsi incompreso e in solitudine”: “Attento al vissuto della sua gente e partecipe delle sue paure e infermità, sa che dovrebbe avere riserve di speranza e di autentica consolazione per tutti; sa che da lui non sempre la comunità si aspetta di essere sollecitata verso traguardi di compimento ulteriore, perché tentata di accontentarsi tranquillamente dei risultati raggiunti”. Nonostante tutto ciò, prosegue il vicario di Padova, “il prete gode dell’amicizia della sua gente, tanto più preziose quando provengono dai piccoli e dai poveri. Ma egli non possiede comunque altre certezze che non siano quelle della fede. Non manca di gratificazioni, ma sono soltanto quelle promesse dal Signore: incomparabilmente ineguagliabili – conclude mons. Costa – a confronto con qualsiasi terreno datore di lavoro, ma anche riservate ai tempi e momenti che il Padre riserva alla sua scelta”.