IL PAPA AI MAGISTRATI: PROCESSI TROPPO LENTI SI TRADUCONO IN UN’INGIUSTIZIA

“Giustamente da più parti si reagisce all’idea di una supplenza della Magistratura nei confronti delle omissioni del potere legislativo, soprattutto quando in causa sono la vita e la morte dell’uomo, le biotecnologie, i problemi riguardanti la pubblica moralità, i temi essenziali della libertà, la quale non può mai degenerare nell’individualismo noncurante del bene comune”. Giovanni Paolo II, ricevendo questa mattina in udienza 1000 partecipanti al Congresso promosso dall’Associazione Nazionale Magistrati, ha sottolineato così i rischi connessi al problema che “l’interpretazione giurisprudenziale della legge va assumendo sempre più il valore di fonte del diritto”. I magistrati, ha proseguito il Santo Padre, sono posti “al servizio della giustizia, e perciò stesso anche al servizio della pace”. “Non ci può essere pace fra gli uomini senza giustizia”. E l’indipendenza della Magistratura, ha proseguito il Papa, non potrà mai esercitarsi “disattendendo valori radicati nella natura dell’essere umano, la cui inalienabile dignità e il cui trascendente destino devono essere sempre rispettati”. Il rispetto dei diritti della persona “esclude il ricorso ad una detenzione motivata soltanto dal tentativo di ottenere notizie significative per il processo. La giustizia, inoltre, deve sforzarsi di assicurare la celerità dei processi: una loro eccessiva lunghezza diventa intollerabile per i cittadini e finisce per tradursi in una vera e propria ingiustizia”. ” “” “” “” “