Questa l’iniziativa della “Fraternità missionaria” di Vicomero (Parma), che in una “lettera aperta” ha rivolto un appello per un mese di digiuno, dall’8 marzo all’8 aprile, come segno di solidarietà verso la popolazione del Congo, da più di tre anni vittima di “massacri, violenze ed altri abusi di potere”. Dopo due guerre, di cui la seconda è tuttora in atto, “il popolo congolese – si legge nella lettera – leva un grido di estrema sofferenza, affinché sia restituito alla sua dignità di nazione stabile, indivisibile, pacifica ed ospitale”. “Il grido di un popolo che soffre – aggiungono i missionari – è il grido di Dio che ci chiama a conversione”, soprattutto in occasione del Giubileo. Con questo “digiuno-preghiera”, spiegano infatti i promotori dell’iniziativa, “desideriamo purificare anzitutto la nostra memoria, riconoscendo le nostre colpe e chiedendo perdono a Dio e a tutte le vittime di questa guerra. Imploriamo anche la misericordia divina sui dirigenti e le popolazioni dei Paesi direttamente o indirettamente implicati in questa guerra, e su tutti quelli che, nel Congo stesso, restano indifferenti o complici di fronte al sangue versato degli innocenti”. I Missionari della Consolata, in particolare, denunciano “il silenzio e la complicità dei popoli e dei governanti del Nord di fronte alla situazione di oppressione che conosce il popolo congolese, gli interessi egoistici delle grandi organizzazioni economiche e finanziarie che finanziano la guerra”, lo scarso impegno dell’Unione Europea e la “lentezza dell’Onu, ostaggio delle grandi potenze”. Di qui l’appello “a tutti gli organismi di cooperazione nazionali ed internazionali, a tutte le confessioni religiose operanti o meno in Congo, ai giornalisti, a tutti gli uomini e le donne di buona volontà, affinché si mettano al nostro fianco per contribuire all’ottenimento di una pace duratura in questo Paese”. Il digiuno a catena si concluderà l’8 aprile, a Roma, davanti al Colosseo. ” “” “