Disoccupazione, fame, pace nel mondo: sono le tre priorità di problemi che smuovono la solidarietà degli italiani nei confronti dei Paesi poveri, secondo quanto risulta da uno studio realizzato da Volontari nel mondo-Focsiv, in collaborazione con la Doxa, presentato oggi a Roma. Dall’indagine, condotta su un campione di 3.000 persone, emerge che il 60% degli intervistati ha fatto, lo scorso anno, donazioni di varia natura (denaro, vestiti, viveri), una percentuale che sale al 75% fra i cattolici praticanti. Il 66% degli italiani pensa che gli aiuti ai Paesi poveri dovrebbero aumentare, ma il 49% (8 italiani su 10) chiede che l’incremento degli aiuti sia vincolato ad un uso delle risorse più controllato, evitando gli sprechi. Quattro italiani su dieci (40%) pensano che tutti i Paesi poveri debbano essere aiutati, mentre il 39% ritiene che la discriminante sia il rispetto dei diritti umani. Tra le organizzazioni che si dovrebbero occupare degli aiuti gli italiani scelgono quelle che fanno capo alle Nazioni Unite (66%), all’Unione europea (42%), ma anche le associazioni di volontariato internazionale e di aiuto umanitario (41%), le Chiese e i missionari (37%). Due terzi (67%) degli intervistati ha fiducia nelle associazioni di volontariato internazionale e l’80% pensa che il debito estero debba essere cancellato. A proposito dell’immigrazione, il 79% sostiene che si può ridurre soltanto aiutando economicamente i Paesi di provenienza, e il 72% si rifiuta di credere che “un modo per aiutare i Paesi poveri è permettere agli immigrati di venire in Italia”. Secondo il 56% degli intervistati gli immigrati che lavorano in Italia non contribuiscono ad arricchire il nostro Paese. Commentando la ricerca il sociologo Franco Garelli ha rilevato che l’Italia è “un Paese di grandi donatori” però, a causa di una scarsa informazione da parte dei media “si è meno sensibili ai problemi che sono alla base del sottosviluppo e ci si mobilita solo in occasioni di catastrofi o eventi eccezionali”. ” “” “