NOTA SETTIMANALE SIR. Pubblichiamo il testo integrale della nota Sir di questa settimana

Sono state corrette (finalmente) al rialzo le prospettive di crescita economica anche dell’Europa. Che tuttavia resta ancora distante dalla velocità degli Stati Uniti e dalla media dello sviluppo mondiale. Resta insomma una sensazione di debolezza, o forse di incertezza, che rinvia al più complessivo quadro politico – istituzionale. L’euro infatti, pur nettamente svalutato, ha comunque già giocato un ruolo importante.” “Nelle scorse settimane gli attacchi a Romano Prodi provenienti da tutti i maggiori organi di stampa continentali hanno confermato (tra l’altro) una evoluzione del quadro di regolazione tra le istituzioni dell’Unione. E’ segno dell’evidente rafforzamento del ruolo del Consiglio europeo di fronte alla Commissione, sempre più spinta a compiti di alta amministrazione. Tanto più di fronte alle incognite dell’allargamento dell’Unione e dei nuovi meccanismi di regolazione istituzionale, problemi posti sul tappeto, ma che restano di ardua soluzione. Nell’attesa assistiamo ad un tendenziale riposizionamento interno, non soltanto delle istituzioni dell’Unione, con il persistente stato di minorità del parlamento, ma anche e soprattutto degli equilibri tra i paesi. Il cui peso rispettivo è destinato a contare sempre di più nel processo di governo europeo.” “Qui le notizie per l’Italia non sembrano brillantissime. Il raffreddamento del “motore” per lo sviluppo dell’Unione rappresentato tradizionalmente dal rapporto tra Francia e Germania ha comportato per la Gran Bretagna la ricerca comunque di un ruolo di “grande”, nonostante la non partecipazione all’euro. E soprattutto rafforza l’impressione di una sorta di sfida di Madrid a Roma sulla partnership privilegiata con questi tre paesi, grazie alla stabilità di governo e ad una velocità di sviluppo ancora per l’anno in corso superiore di almeno un punto percentuale rispetto a quella italiana.” “Stupisce come in una campagna elettorale così strillata e così doviziosa di mezzi come quella cui stiamo assistendo questi temi siano totalmente assenti. Eppure sono il logico rispecchiamento di un altro tema inspiegabilmente assente dai dibattito: come intendano le regioni utilizzare i nuovi ed estesi poteri che la riforma costituzionale dello scorso novembre concede in ordine alla scelta del sistema elettorale e alla articolazione istituzionale interna. A nessuno piace votare a scatola chiusa. Salvo confermare una sorta di complesso di inferiorità dell’intero sistema – paese dagli esiti imprevedibili.” “” “” “