“Sopravvivono ancora in qualche Paese del mondo dei provvedimenti che non consentono ai turisti la pratica del loro culto religioso. E’ persino perseguibile il richiamo offerto da qualche segno collegato alla religione”. Mons. Piero Monni, Osservatore permanente della Santa Sede presso l’Organizzazione Mondiale del Turismo, intervenendo al IV incontro del Comitato per la promozione della Qualità del Turismo (O.M.T.), che si conclude oggi a Madrid, ha rilevato così questa “situazione incresciosa”. “Sembra difficile oggi – ha notato – poter collegare tali atteggiamenti eversivi con la richiesta di una maggiore presenza turistica”. Di fronte ad un “incremento di viaggi senza precedenti”, ha spiegato mons. Monni, i temi relativi alla “questione qualità” interessano la Santa Sede in modo particolare durante questo anno giubilare. “Tale interesse è rivolto al viaggiatore, cioè all’uomo”. “Il viaggiatore del Duemila – ha proseguito mons. Monni – diventa esigente, sia dal punto di vista culturale che per i servizi logistici. La migliore risposta a queste attese è senza dubbio l’aumento della professionalità degli operatori del settore. Ed anche i responsabili della politica turistica devono sentirsi vincolati al rispetto dei diritti umani, tra cui quello della libertà religiosa di cui si parla nel recente Codice etico globale per il turismo”. Sempre nell’ambito dei diritti umani, ha aggiunto l’Osservatore della Santa Sede, “non si possono tollerare ulteriori fenomeni di deviazione, quali lo sfruttamento sessuale dei bambini, nonostante il richiamo dei provvedimenti assunti a Stoccolma e ormai accolti in vari Paesi” contro il turismo sessuale.