Un appello “ai parroci e alle istituzioni cattoliche” perché si coinvolgano nella campagna che chiede alle banche trasparenza contro l’impiego del denaro nell’esportazione di armi è stato lanciato ieri sera a Padova da Gino Barsella, direttore di “Nigrizia” durante l’incontro su “Banche armate. Strategie finanziarie e sviluppo mondiale” nell’ambito del World social forum che precede l’apertura di “Civitas”, la fiera del volontariato e del terzo settore. La rivista dei comboniani, dopo aver letto nella relazione annuale in Parlamento (prevista dalla legge 135/90) l’esistenza di una lista delle banche italiane che finanziano l’export bellico, sta portando avanti da alcuni mesi una campagna delicata, così riassunta da Barsella: “Scrivere ai direttori delle banche nelle quali depositiamo i nostri risparmi per chiedere spiegazioni su come vengono utilizzati i soldi. Se non si è soddisfatti, cambiare banca”. Da allora le risposte di alcuni direttori sono state di diverso tipo: “Le banche agiscono in piena legalità”, “sono questioni marginali” oppure “finalizzate a garantire la pace”. “Ma è una questione etica, non legale” ha ricordato Barsella. “Una volta un prete mi disse: ‘Son tutte cose legali’ – ha aggiunto padre Gabriele Pipinato, della Fondazione Fontana -. Io risposi: ‘anche l’aborto è legale'”. Padre Pipinato ha poi lanciato una proposta: “Perché non fissare una data in cui tutte le organizzazioni non governative e le associazioni tolgono una parte del loro patrimonio dalle banche convenzionali per versarli su banche etiche?”. Irene Gatti, presidente del Consorzio Etimos di Padova (un’esperienza di microcredito), ha puntualizzato che “la finanza etica non vuole contrapporsi al sistema bancario ma far sì che questo modello diventi comune a tutte le banche”. Fabio Salviato, presidente della Banca Etica (che dal ’99 ha contribuito a creare in Italia 3.000 nuovi posti di lavoro) ha sottolineato la necessità di “fare in modo che la finanza etica sostenga le fasce deboli ed emarginate della popolazione, creando degli strumenti di democrazia economica