“Lasciarsi attrarre dalla profondità del mistero di Cristo, curare l’approccio alla verità per trovare risposte capaci di dare senso alla vita, colmare la distanza tra consigli evangelici e realtà contemporanea, orientare l’investimento della formazione spirituale e professionale verso un ‘sapere’ che accresce il gusto delle cose di Dio” sono, secondo madre Teresa Simionato, presidente dell’Unione superiori maggiori d’Italia (Usmi) che rappresenta circa 95.000 suore, le urgenze che accompagnano la vita religiosa in questo passaggio di millennio. “Troppo spesso ci areniamo di fronte alle nostre incertezze e insoddisfazioni – ha detto madre Simionato, aprendo oggi a Roma la XLVII assemblea nazionale dell’Usmi, – ai nostri vuoti di direzione che denunciano una sorta di latitanza dei fini. I nostri sensi spirituali sono stati offuscati da una formazione dottrinale astratta, dalla vistosità di alcune sicurezze che ci hanno reso poco vulnerabili agli appelli dello Spirito”. La vita religiosa è chiamata, dunque, a riconoscersi come “presenza profetica”, con la trasparenza della sua testimonianza e delle sue opere. “E’ una questione di qualità, più e prima che di quantità – ha dichiarato la presidente dell’Usmi – ed esige un dinamismo interiore il cui agente principale è lo Spirito Santo”. “Siamo chiamate – ha proseguito – a vivere la contemplazione nel quotidiano, vocazione che ci rende capaci di cogliere nella storia i segni della novità del Regno”. “E’ oggi avvertita – ha concluso madre Simionato rivolgendosi alle superiore presenti – l’esigenza del rinnovamento del servizio dell’autorità. Essere autorità non equivale ad essere autorevoli: occorre una qualità spirituale un forte spessore morale e competenza. Questa è riconoscere il senso del proprio limite, non identificare se stessi e le proprie scelte con la volontà di Dio”. “” ” “