TERZO SETTORE: A CIVITAS LA “FOTOGRAFIA” DEL VOLONTARIATO IN ITALIA

Sono più radicate nelle regioni settentrionali, in prevalenza di piccole dimensioni (con risorse economiche limitate), impegnate soprattutto nell’ambito della sanità e dell’assistenza sociale anche se in aumento al Sud; i volontari (in maggioranza uomini) sono di età compresa tra i 30 e i 54 anni, con un livello di istruzione medio-basso,. Questa, in sintesi, la “fotografia” del volontariato in Italia presentata oggi a Padova dall’Istat, nel corso della V edizione di Civitas, la fiera del terzo settore che si è inaugurata oggi e rimarrà aperta fino al 30 aprile. Sono presenti 500 realtà del volontariato tra associazioni, cooperative sociali, enti istituzionali, consorzi, fondazioni, istituti di ricerca.” “L’indagine dell’Istat – a cadenza biennale, condotta sulle organizzazioni di volontariato che risultavano iscritte nei registri regionali al 31/12/97 – ha censito 11.710 associazioni, con un incremento del 40,3% rispetto al ’95. Il maggior numero delle organizzazioni si trova in Lombardia (1.827), Toscana (1.683), Emilia-Romagna (1.343) e Veneto (1.075). Le aree geografiche con più presenze sono dunque il Nord-ovest (28,6%) e il Nord est (31,3%), anche se il Mezzogiorno è salito dal 14,4% del ’95 al 17,8%. I volontari impegnati nelle organizzazioni sono 591.000, di cui il 42,6% donne. Poco meno della metà dei volontari (48,2%) è occupata, il 18,3% è pensionato, il 12,5% studente e il 10,8% casalinghe. L’attività più diffusa è nel settore sanitario (46,3%), quindi l’assistenza sociale (41,2%), le attività ricreative e culturali (27,7%), la protezione civile (15,9%), l’istruzione (11%), la protezione dell’ambiente (9,4%), la tutela dei diritti (8,6%), le attività sportive (8,4%) e i beni culturali (3,7%). Nel ’97 le organizzazioni che offrono servizi di assistenza (il 48,2% del totale) hanno assistito 2 milioni e mezzo di persone, in particolare malati, anziani, persone non autosufficienti, minori, immigrati. Riguardo alle risorse economiche, le differenze sono molto forti: poco meno della metà dichiara entrate inferiori ai 20 milioni annui, il 38% tra i 20 e i 200 milioni di lire, il resto tra i 200 milioni e 1 miliardo di lire. Prevale il finanziamento da privati, ma il 35,8% riceve anche entrate pubbliche.” “” “