Si avvicinano le elezioni regionali. Ma siamo in Italia ed ogni elezione rinvia alle successive. E cioè, nell’ordine, all’imminente referendum sul sistema elettorale e in prospettiva alle elezioni politiche in calendario di qui a un anno.” “Questa campagna elettorale permanente, con relativo senso di precarietà ed instabilità politica, è un segno della debolezza degli attori in campo ed ha come evidente conseguenza spingere verso l’astensionismo. Per cui ormai (e non solo in Italia) vince chi cede meno voti sull’astensione. Di qui toni sempre più strillati e una crescente astrattezza dei riferimenti, proprio per catturare l’attenzione. Nelle campagne elettorali finiscono così col risultare sempre più marginali i temi concreti. Forse perché risolvere i problemi è difficile. E comunque nel marketing politico non sembra esserci spazio o tempo per la complessità. Anche se gli spot sono stati aboliti o regolamentati, tutto il linguaggio della politica si è sempre più modellato su quello della comunicazione commerciale.” “In questa lunga transizione, tra decine di appuntamenti elettorali, gli elettori hanno scelto ispirandosi ad un duplice criterio: hanno premiato la forza politica o lo schieramento che volta per volta sapesse essere o presentarsi insieme come più innovativo e nello stesso tempo sufficientemente rassicurante, non eccessivamente radicale. Alla politica tuttavia oggi si chiede una maggiore articolazione e una più sincera capacità di rappresentanza. Sennò, esaurita la rincorsa di semplificazione del “nuovismo” a tutti i costi, si apre spazio a tutti i veleni, come dimostra la sciagurata vicenda del colonnello Pappalardo.” “Forse allora si possono approfondire i criteri per la scelta elettorale indicati dal Consiglio Permanente della Cei, imperniati sull’attenzione ai valori e alle persone. Come sappiamo (ma non ce lo hanno spiegato in molti) la prossima legislatura regionale sarà “costituente”: dovrà stabilire la forma di governo delle regioni. Per questo è importante votare e bisogna premiare chi sia disposto ad aprire concretamente la politica (al livello regionale, ma anche a quello nazionale) alla società civile, secondo un ben articolato pluralismo, ispirato a principi chiari. E quelli della dottrina sociale possono essere utili per tutti.” “Dalla transizione si uscirà solo con una rete di governance, cioè responsabilizzando e valorizzando tutti i soggetti istituzionali, politici, economici e sociali. Un progetto che oggi non si intravede e che è urgentissimo articolare. Proprio a vantaggio dei più deboli. ” “” “” “