DISABILI: SOGGETTI ATTIVI DELLA CHIESA

Una riflessione sulla dignità e il ruolo del disabile e sulla “missione” delle congregazioni religiose e della Chiesa cattolica all’interno di questa realtà, per metterne a fuoco il valore di testimonianza evangelica, ha costituito la prima sessione del seminario che si è aperto questa mattina a Roma (fino al 7) sul tema: “Vita di qualità e qualità della vita”. All’incontro, promosso dall’Ufficio solidarietà della Conferenza italiana superiori maggiori (Cism) e dall’Ufficio servizi sociali dell’Unione superiori maggiori di’Italia (Usmi), è intervenuto don Renato Gargini della diocesi di Pistoia. “Il magistero della Chiesa – ha detto – ha sospinto i cristiani in due direzioni”, quella del sociale, in cui “la presenza attiva di congregazioni religiose può divenire sollecitazione” per tutto il mondo civile, e quella propriamente “magisteriale”, che ha approfondito “il mistero del Corpo mistico, dentro il quale ha riscoperto e messo in evidenza il ruolo dei disabili”, collaboratori con Cristo “all’opera redentrice”. Secondo il rettore dell’Istituto di Teologia pastorale sanitaria padre Luciano Sandrin “l’interdipendenza, riflesso del modello della Trinità” deve essere il presupposto della relazione tra il disabile e la persona preposta alla sua cura che deve saper rispettare e promuovere “ogni piccolo spazio di autonomia” nel paziente, aiutandolo a “ricostruirsi un’identità nuova nella quale trovi posto anche l’handicap”. Il disabile inoltre, non è oggetto del servizio della Chiesa, ma “soggetto attivo e responsabile dell’opera di evangelizzazione e salvezza”, perciò l’impegno dei consacrati nei confronti dei portatori di disabilità “ha un grande valore profetico per la società tutta” e la Chiesa dev’essere “fermento di giustizia” in grado di trasformare la diversità in “complementarità”. ” “” “