“Come vincolare di più le istituzioni europee alla tutela dei diritti umani”: questo, ha spiegato Gioia Scapucci, rappresentante della Cei presso la Commissione delle Conferenze episcopali europee (Comece), l’obiettivo principale della “Carta europea dei diritti fondamentali” che l’Unione Europea sta elaborando in questi giorni a Bruxelles, e la cui stesura definitiva è prevista per ottobre. Sul rapporto tra la “Carta” e la società civile l’Ufficio Cei per i problemi sociali e il lavoro, tramite l’apposito coordinamento “società civile-terzo settore”, ha organizzato oggi, a Roma, un incontro, presieduto da mons. Attilio Nicora, delegato della Cei per le questioni giuridiche. Secondo Giovanni Guzzetta, docente di diritto costituzionale, “la storia dei diritti fondamentali e la loro tutela non è soltanto la storia della loro proclamazione”: di qui la necessità di riflettere su “quali specifici problemi i diritti fondamentali pongono alle Costituzioni dei singoli Stati membri”, tenendo presente il “vizio d’origine” dell’Unione europea, nata come unione economica e monetaria, più che civile e politica. “La garanzia dei diritti fondamentali – ha spiegato Guzzetta – si gioca nelle tecniche giuridiche attraverso cui tali diritti sono effettivamente garantiti. Fino ad oggi, i diritti fondamentali comunitari sono stati riconosciuti come funzionali, cioè finalizzati all’interesse generale della società. Il problema, però, è stabilire chi deve essere l’interprete di tali diritti”. Su alcuni di essi, il dibattito in sede europea è acceso, ha fatto notare Scapucci: “La libertà di religione, ad esempio, è vista solo in termini individuali, manca del tutto la dimensione collettiva: non viene riconosciuta, per ora, la libertà delle Chiese di porre in atto azioni di carattere religioso”. Per quanto riguarda la vita familiare, poi, “viene riconosciuto il diritto di ogni individuo a formare una famiglia, ma non è chiaro cosa significhi ‘fare famiglia’, e chi può fondarla”. ” “” “