Oggi, in Europa, “ha prevalso il calcolo senza uno slancio ideale, in uno scenario dominato dall’alta finanza e dal mercato”. A sottolineare “quanta distanza ci separa dal progetto dei padri fondatori dell’unità europea” è stato, sabato 13 maggio, il card. Giacomo Biffi, arcivescovo di Bologna, in occasione di una delle manifestazioni in corso in questi giorni per ricordare i 50 anni della dichiarazione europea di Schuman. De Gasperi, Schuman e Adenauer, ha osservato Biffi, “ebbero il merito di capire che l’europeismo poteva nascere solo dalla coscienza di appartenere ad una civiltà fondata sui valori cristiani e sui principi di libertà”. Il traguardo dell’euro, ha proseguito il cardinale, è stato raggiunto perché “l’impulso prevalente è stato quello degli interessi economici. Anche nel 1950 gli accordi avevano una evidente natura economica, ma erano animati da una tensione morale protesa a rendere più confortevole e giusta la vita di tutti, con una sollecitudine preferenziale alle classi subalterne; tensione che si alimentava alle indicazioni delle encicliche sociali dei papi”. Visto che l’ispirazione del 1950 “sembra essersi estenuata”, per Biffi “i cattolici sono sollecitati a lavorare per un progetto capace di ridare un’anima a un’Europa sovrabbondante di agi e di mezzi, ma spiritualmente depressa e inaridita. Questa consapevolezza di avere una grande missione da compiere – ha concluso l’arcivescovo di Bologna – ci aiuterà a collocarci nell’Europa unita non come una colonia culturale del mondo anglosassone o come duplicato senza rigore e senza originalità della Francia o della Germania, ma con una precisa identità e con il convincimento di ripresentare, per quel che è possibile, quanto l’Italia seppie compiere ai tempi di S. Benedetto, di S. Francesco, di Dante, dell’Umanesimo, del Rinascimento e della Riforma cattolica”. “” “”