“Quella dell’Adriatico è una lunga storia di un unico bacino, di cui ci sono tracce già dalla prima parte del secondo secolo dopo Cristo. E’ una storia comune che non può essere spezzata, ma che bisogna ricostruire”. Mons. Angelo Comastri, arcivescovo di Loreto, in occasione della “Conferenza per lo sviluppo e la sicurezza dell’Adriatico” che si è aperta questa mattina ad Ancona, lancia un appello a ristabilire un rapporto di collaborazione e di dialogo tra i popoli che si affacciano su questo mare. “Oggi – afferma il vescovo – dall’altra parte dell’Adriatico si respirano malessere e odio”. “Occorre riscoprire quella continuità tra le due sponde che esiste anche geograficamente – auspica Comastri – in quanto quasi non si avverte il passaggio da una riva all’altra del mare”. Nell’anno del Giubileo, l’arcivescovo di Loreto ribadisce anche la necessità di un rinnovato abbraccio tra le Chiese: “Nei mesi scorsi – informa – abbiamo avuto incontri con il Metropolita di Trieste e con i rappresentanti ortodossi della Croazia. Loro stessi ci hanno confidato la speranza che l’Adriatico torni ad essere non un confine ma un ponte anche spirituale tra i popoli per il perseguimento del rispetto e della convivenza pacifica”. Domani, al termine della Conferenza, i governi dei Paesi che si affacciano sull’Adriatico sottoscriveranno una dichiarazione comune, che prenderà il nome di “dichiarazione di Ancona”.