“Le recenti accuse di violenze contro i detenuti mosse ad agenti della polizia penitenziaria, la loro incarcerazione, le vibrate reazioni di protesta, le successive scarcerazioni e quindi le proteste di detenuti pongono interrogativi molto gravi che non si fermano alle carceri ma toccano la situazione del nostro apparato statale”. Lo ha detto il card. Camillo Ruini, presidente della Cei, aprendo oggi, a Collevalenza, i lavori della XLVII Assemblea generale dei vescovi italiani. Commentando i recenti episodi, il cardinale ha detto che non bisogna “chiudere ulteriormente gli occhi sulle condizioni di vita all’interno delle carceri, che riguardano anzitutto i detenuti ma pesano molto anche sugli agenti di custodia. La pubblica amministrazione non può sottrarsi al dovere di impegnare le risorse necessarie per sopperire alle gravissime carenze strutturali delle carceri italiane”. Per “rendere più umana la vita nelle carceri bisognerebbe, inoltre, incrementare il ricorso a misure alternative finalizzate al “reinserimento, al termine della pena, nel mondo del lavoro e della vita civile” e adottare “misure di clemenza che valgano ad abbreviare, secondo criteri di equità, i tempi della pena”. Riguardo, in generale, all’amministrazione della giustizia, Ruini ha rilevato che in Italia “rappresenta da molto tempo un problema assai acuto”. Citando il Papa, il presidente della Cei ha ricordato che è “contrario ai diritti della persona il ricorso ad una detenzione motivata soltanto dal tentativo di ottenere notizie significative per il processo”. Oltre ad “assicurare la celerità dei processi”, per Ruini i magistrati, nel rapporto con i media, devono “guardarsi dal rischio di ledere il diritto di riservatezza e la presunzione di innocenza degli indagati”. I magistrati, infine, dovrebbero operare in “totale libertà da pregiudizi”, senza cedere ai “rischi di una supplenza della magistratura rispetto alle omissioni del potere legislativo, soprattutto nelle materie di maggior rilievo etico”. ” “” “