“Donando qualcosa di noi, imitando Cristo, daremo vita, faremo come risorgere un fratello e una sorella provati da un bisogno fisico serio”: è uno dei passaggi dell’esortazione pastorale scritta da mons. Giuseppe Agostino, arcivescovo di Cosenza-Bisignano, a proposito della donazione di organi a scopo di trapianto. Facendo riferimento alla tesserino in distribuzione in questi giorni, sulla quale ciascuno è chiamato a esprimere il proprio assenso o dissenso circa la donazione, mons. Agostino ha rilevato l’ “alto valore morale” di tale proposta. Richiamandosi agli insegnamenti della Chiesa sulla bellezza del donare, l’arcivescovo ha sottolineato che Cristo è un esempio, il più alto in assoluto, di questo atteggiamento: “Come vertice oblativo, ha dato la sua vita sulla croce”, ha detto. Mons. Agostino ha insistito nella sua esortazione pastorale perché siano superati, in proposito, i pregiudizi che circondano il tema della donazione di organi: il primo è – ha ricordato – “la paura dell’effettiva avvenuta morte”, che tiene molti lontani dalla donazione per timore. Il secondo è quello “religioso e cioè – ha spiegato – che noi non possiamo disporre di noi stessi. Questo è vero per quanto riguarda una mutilazione, un arbitrio morale, ma non per una donazione post-mortem. Anzi – ha concluso – questo è nella linea della misteriosa verità della ‘resurrezione della carne’, frutto dell’amore”. Il testo si chiude con la sottolineatura che, “in un tempo di grande incomunicabilità, di solitudini esasperate, di egoismi che generano meccanismi di difesa …è molto significativo contrapporre una cultura del dono, dell’attenzione all’altro”.