Si è dato ascolto a Berlusconi o a Bertinotti, a Mastella o a D’Antoni, ai magistrati o ai sindacati, o molto più semplicemente si é scaricato nell’astensione il personale senso di stanchezza e di impotenza, sta di fatto che più di due italiani su tre hanno disertato i referendum. Il quorum viene mancato in una misura inusitata: i votanti sono tra il 31,9 ed il 32,5%: questo dato non può non sollevare almeno due interrogativi politici.” “Il primo è sul referendum stesso e sull’uso in questi anni novanta. Se il referendum resta un fondamentale istituto di libertà e di garanzia, si chiude oggi il ciclo aperto dieci anni fa, in particolare a proposito dei temi istituzionali, quando la strada referendaria fu pensata come il modo, peraltro previsto dalla Costituzione, per forzare la decisione. Mentre escono di scena quelle personalità e quelle forze che su questo giocarono anche una strategia politica, la parola ritorna al Parlamento, ai partiti. Gli elettori, tante volte chiamati alle urne in questi dieci anni, hanno sempre dato indicazioni chiare, spesso peraltro disattese. Si metta ora mano, con modestia e con concretezza, ai problemi, si prendano le opportune decisioni. Sapranno le forze politiche, legittimamente guardando anche al proprio interesse strategico, trovare un dialogo produttivo? La risposta è aperta ma da essa dipende la qualità dello sviluppo della democrazia, oltre che del rapporto tra la politica ed una società sempre più diffidente. ” “Il secondo quesito politico è sulla legge elettorale, ovvero sull’assetto del sistema politico. Fa un certo effetto sentire oggi a buon diritto riparlare di Roberto Ruffilli, un intellettuale entrato in politica un po’ per caso, che pagò addirittura con la vita il suo impegno per ricercare con pazienza, senza strillare, una persuasiva via d’uscita dall’impasse che allora il proporzionalismo puro, oggi un maggioritario imparaticcio, hanno provocato nella vita politico-istituzionale, con costi evidenti anche sull’efficienza del sistema paese. L’obiettivo è ancora quello: riuscire a coniugare, in maniera efficace ed adeguata alla storia, alla realtà e ai bisogni della società italiana una reale governabilità, con la necessaria stabilità dell’esecutivo, ed una rappresentanza parlamentare veramente espressiva del Paese. ” “La parola ritorna ai partiti, vecchi e nuovi. Senza più alibi. Anche perché i cittadini oggi, più che ai temi istituzionali, guardano al bilancio familiare. E per molti i conti rischiano di non tornare.” “” “