ASSEMBLEA CEI: MONS. CHIARINELLI, “COMUNICARE LA FEDE, PRIORITÀ PER IL PRIMO DECENNIO 2000” (2)

Accettare la situazione attuale, nella quale la fede non è più naturalmente calata nella cultura, vuol dire, secondo mons. Chiarinelli, assumere il compito fondamentale della “comunicazione viva della fede”, con la “parola dell’annuncio e insieme con i segni della celebrazione e le opere della testimonianza”. Questo implica una “revisione dei modi e dei rapporti tra gli ambiti e i settori della pastorale”, anche perché un impegno di comunicazione richiede di “farsi carico della molteplicità dei linguaggi con cui l’uomo oggi traduce la sua esperienza e della pluralità di situazioni umane che mettono sempre più in contatto culture e persone”. La comunicazione sociale assume quindi un ruolo di primo piano: “Essa non può restare una provocazione esterna al fatto cristiano, né si può pensare che la necessaria personalizzazione dell’esperienza di fede debba ridurre ad un ruolo puramente funzionale l’apporto dei media e dei nuovi media”. Altra via privilegiata è “l’educazione della fede e nella fede”, soprattutto in tempi di crisi della famiglia e della parrocchia. Per questo sono necessari “itinerari educativi alla maturità di fede” rivolti agli adulti, non inventando iniziative nuove ma favorendo un “clima di fraternità e di corresponsabilità”, con “celebrazioni liturgiche più vive, meditate ed espressive della vita, con esperienze di condivisione nella carità davvero attente ai bisogni dei più poveri”. Si tratta, ha detto il vescovo, di “privilegiare più i soggetti che le iniziative”, con un’attenzione specifica “alla condizione dei laici del nostro tempo” promuovendo anche la “loro responsabilità storica”, “un accompagnamento fiducioso nell’esperienza familiare” e il rilancio della centralità della parrocchia, con “un doveroso ripensamento dei rapporti all’interno e all’esterno”: “La sua vitalità è anzitutto legata ad una reale valorizzazione di tutti i suoi membri”.