ASSEMBLEA CEI: MONS. ANTONELLI, “INOPPORTUNA” LA MANIFESTAZIONE DEL “GAY PRIDE”

“E’ saggia la posizione del presidente del Consiglio, Giuliano Amato, che ha definito inopportuna la manifestazione di ‘orgoglio omosessuale”. Lo ha detto mons. Ennio Antonelli, segretario generale della Cei, rispondendo alle domande giornalisti nel corso della conferenza stampa svoltasi oggi alla XLVII Assemblea dei vescovi, che si conclude domani a Collevalenza. “Che lo si voglia o no – ha proseguito Antonelli – a Roma nel Giubileo è difficile togliere l’impressione – e non solo l’impressione – che in questa manifestazione ci sia una componente di contestazione, di contrapposizione e quindi di possibile turbamento”. La Chiesa, ha precisato inoltre il segretario della Cei, “riconosce la libertà di manifestare le proprie opinioni, nei limiti però del rispetto dell’ordine pubblico, nel rispetto degli altri e della Chiesa stessa. Il far rispettare l’ordine pubblico, tuttavia, non è compito della Chiesa, ma delle autorità civili”. Il problema dell’omosessualità, ha proseguito Antonelli, “esiste da tempo”: la questione, però, “è vedere se si vuole un dialogo con le persone, per aiutarle realmente, o se si vuole solo fare pubblicità, quasi per dare legittimità religiosa a quello che nella Bibbia è inequivocabilmente presentato come un disordine oggettivo”. Su questi temi, quindi, “la Chiesa non può cambiare opinione, può solo fare il possibile per capire i problemi delle persone ed aiutarle; ma questo non lo si fa con iniziative spettacolari”. Quella del “gay pride”, ha concluso Antonelli, “è comunque una preoccupazione della Santa Sede, che noi condividiamo; ma non sta a noi prendere iniziative”. Altro argomento di attualità, il caso delle due gemelline siamesi che i medici stanno valutando se “separare” o meno”. ” “”Un caso molto doloroso, ma estremo”, lo ha definito Antonelli:” l’amore cristiano esige di salvare ogni vita a tutti i costi, e solo i medici sanno cosa si può fare per salvare tutt’e due. Ma se ciò non è possibile, si intervenga per salvarne almeno una”. Questo non vuol dire, ha precisato Antonelli, “che si voglia la morte dell’altra, ma che dolorosamente la si sopporta per salvarne”: per il cristianesimo, infatti “l’uccisione diretta di un innocente non è mai lecita; altro è il caso in cui questa morte non è voluta, ma solo permessa. L’amore cristiano rispetta i comandamenti, e può andare anche oltre, se si arriva al dono di sé fino al sacrificio”, ha detto il segretario della Cei citando il caso di Gianna Beretta Molla, che ha rifiutato di curarsi per il tumore all’utero salvando, così, il suo bambino. ” “” “” “