“Nel trattare di migrazioni – ha aggiunto mons. Petris – è necessario un equilibrio che deve apparire perfino nel linguaggio che usiamo”. “E’ sacrosanto – ha spiegato – insistere sulle esigenze di solidarietà ma senza ingenerare il sospetto e l’accusa di dimenticare o di negare che le migrazioni comportano pure un problema di ordine pubblico”. Da qui l’invito a misurare le parole “così da non lasciar intendere o dar pretesto di accusarci di voler spalancare le frontiere senza controllo e senza misura”. “E’ legittimo – ha proseguito mons. Petris – in determinati casi, come ha fatto più volte il Papa, perorare la causa degli irregolari ma non fino al punto di legittimare l’immigrazione clandestina e di giustificare la richiesta di sanatorie generali e a scadenza periodica”. Occorre dunque “prudenza e senso di misura”: “Se ci prestiamo, anche solo verbalmente – ha osservato il direttore di Migrantes – ad equivoci e ad ingiustificate unilateralità, potremmo screditare tutto il resto del nostro discorso e del nostro impegno e radicare ancor più nella nostra gente il pregiudizio e il rifiuto verso i migranti”. “Non possiamo infine sottacere – ha concluso mons. Petris – il fatto che il clima politico, dei mass media e della pubblica opinione attorno alle migrazioni è surriscaldato; più che dibattito c’è polemica e nella polemica non c’è nulla di costruttivo. Importa soltanto il prevalere sull’altro, anche a scapito della verità. Come Chiesa non intendiamo fomentare questo fronte”. L’orientamento è nella direzione opposta. “Dobbiamo – ha spiegato il direttore di Migrantes – evitare in tutti i modi che nei nostri riguardi si parli di scelta di parte, di coinvolgimento in schieramenti politici o ideologici, di giudizi preconcetti”.” “” “