Per risolvere problemi come quello delle carceri, bisogna “individuare nuove forme di pena e di riabilitazione dei detenuti”. E’ quanto chiedono i vescovi, nel comunicato finale – diffuso oggi – della loro XLVII Assemblea generale, svoltasi a Collevalenza dal 22 al 26 maggio. Riprendendo i temi toccati dal card. Camillo Ruini, presidente della Cei, nella prolusione, i vescovi auspicano che “si consideri l’opportunità di misure di clemenza che, nella compatibilità con le esigenze di sicurezza sociale, abbreviando secondo equità i criteri della pena, contribuiscano ad accelerare il recupero sociale dei detenuti e a riportare le carceri a situazioni di maggiore vivibilità”. Nel dettaglio, poi, i rappresentanti dell’episcopato italiano chiedono che “il carcere non rimanga un luogo di diseducazione e di ozio; i carcerati siano coinvolgi in progetti di carità e di solidarietà; sia migliorata la preparazione professionale e sia agevolato il servizio agli agenti carcerari; sia incoraggiato il lavoro dei cappellani; si tenga conto della difficile situazione degli ospedali psichiatrici criminali”. Sul piano politico, si legge nel comunicato, i vescovi hanno notato “uno squilibrio fra un assetto politico e istituzionale sovente in ritardo sui tempi e la vivacità e creatività della società civile”; altro indice di debolezza “è la risposta ancora insufficiente che si dà all’emergenza dell’immigrazione e ai problemi dell’amministrazione della giustizia”. Una particolare attenzione è stata, infine, prestata dai vescovi al fenomeno della tratta di donne e minori a scopo di sfruttamento sessuale, in merito a cui è stata sottolineata “l’urgenza di un’azione della Chiesa per sottrarre molte donne extracomunitarie alla strada” ed è stata chiesta “una riflessione approfondita anche su sfruttatori e frequentatori del mondo della prostituzione”. ” “” “