IL DOCUMENTO “ETICA NELLE COMUNICAZIONI SOCIALI”

“La persona umana e la comunità umana sono il fine e la misura dell’uso dei mezzi di comunicazione sociale. La comunicazione dovrebbe essere fatta da persone a beneficio dello sviluppo integrale di altre persone”. E’ questo il “principio etico fondamentale” che dovrebbe guidare “non solo il contenuto della comunicazione (il messaggio) e il processo della comunicazione (come viene fatta la comunicazione), ma anche questioni fondamentali strutturali e sistemiche, che spesso coinvolgono temi relativi alle politiche di distribuzione delle tecnologie e dei prodotti sofisticati (chi sarà ricco e chi povero di informazioni?)”. Lo sottolinea il documento “Etica nelle comunicazioni sociali” pubblicato dal Pontificio Consiglio delle Comunicazioni Sociali e presentato questa mattina, alla vigilia del Giubileo dei Giornalisti. Quarantaquattro pagine, divise in cinque capitoli e articolate in trentatré punti, nelle quali il dicastero vaticano ribadisce che “l’approccio della Chiesa ai mezzi di comunicazione è fondamentalmente positivo e incoraggiante”, ma ricorda che “i mezzi di comunicazione sociale si possono utilizzare per fare il bene e il male. E’ una questione di scelte”. I mezzi di comunicazione infatti “sono strumenti, mezzi utilizzati nel modo in cui le persone scelgono di utilizzarli”. E rimangono tali, rileva il documento, anche di fronte alla creazione di una “rete mondiale di trasmissione istantanea di informazioni, idee e giudizi”, una rete nella quale “un individuo può raggiungere le vette del genio e delle virtù umane, o sprofondare negli abissi della degradazione, semplicemente stando seduto da solo di fronte ad un ‘monitor’ ed ad una tastiera”. Nonostante il “loro immenso potere, i mezzi di comunicazione sociale sono e rimarranno mezzi”. Ciò che è necessario è “l’applicazione di principi stabiliti a nuove circostanze”.” “” “” “