Ammontano a 988 miliardi di lire le rimesse degli immigrati in Italia inviate nei Paesi d’origine nel corso del ’99, “un incentivo a considerare l’immigrazione come un’opportunità”. Lo afferma don Guerino Di Tora, direttore della Caritas di Roma, a commento dei dati sulle rimesse esposti oggi dal Governatore della Banca d’Italia Antonio Fazio nell’annuale relazione. Da uno studio condotto dalla Caritas di Roma insieme all’ufficio di Roma dell’Ilo (International labour office) si nota che il flusso di rimesse è “raddoppiato nell’ultimo quadriennio ed è destinato a crescere ulteriormente”. La capacità di risparmio degli immigrati è passata da 400 mila lire procapite (nel ’96) a 663 mila nel ’99, “e questo a riprova del processo di integrazione sociale e lavorativa in atto”. A livello mondiale, inoltre, le rimesse hanno superato i 100 mila miliardi di lire. In Italia nel ’99 le rimesse degli immigrati ai propri Paesi hanno inoltre superato di 400 miliardi quelle inviate dagli italiani all’estero (619 miliardi). Roma, con i suoi 240.000 cittadini stranieri soggiornanti ha anche la somma più alta d’invio (274 miliardi). Le aree che hanno maggiormente beneficiato dei 988 miliardi di rimesse sono state l’Unione europea (288,5 miliardi), gli altri Paesi dell’Europa occidentale (44,8 miliardi), il Nord America (161,6 miliardi) e l’Australia (12,9 miliardi). A distinguersi per il volume dei soldi ricevuti sono le Filippine (327,1 miliardi), la Cina (48,5 miliardi), il Marocco (21 miliardi), l’Egitto (6,8 miliardi), il Senegal (6,1%), la Romania (5,5 miliardi), l’Albania (2,7 miliardi), il Brasile (5,2 miliardi), il Perù (4,2 miliardi). In Paesi come El Salvador o l’Egitto le rimesse costituiscono, rispettivamente, il 5% delle entrate dello Stato e del Prodotto nazionale lordo, vale a dire “importi consistenti rispetto alle somme che ricevono come aiuto internazionale allo sviluppo”. Secondo alcune valutazioni, osserva la Caritas di Roma, “gli immigrati sono elemento di innovazione e di sviluppo, in quanto con questi flussi finanziari concorrono a creare uno spazio economico transnazionale”.